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INTERVISTA A IRENE MIRACLE

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In questa intervista esclusiva, l’attrice Irene Miracle ci parla del ruolo di Rose Elliot da lei interpretato nel film “Inferno”, delle lunghe ore di trucco a cui veniva sottoposta prima delle riprese e degli irrisolti rapporti con il regista Dario Argento.

-Inferno è a tutti gli effetti un grande classico del cinema horror. Che sensazioni hai provato nel rivederlo dopo tanti anni?
- Ogni volta che lo vedo, mi piace sempre di più. Tra l’altro ultimamente mi è capitato di incontrare sempre più persone che sono fan del film e che hanno stretto amicizia proprio perché avevano questo in comune, come pure l’ammirazione per la mia recitazione. Amici affettuosi, non c’e’ niente di più prezioso.

- Avesti modo di incontrare Argento prima del film?
- Sì, lo incontrai agli Studios della Fox, a Los Angeles. Ricordo che il mio agente mi portò in un ufficio dove rimasi ad aspettarlo. Quando finalmente arrivò, ci presentarono frettolosamente. Senza dirmi una parola, cominciò subito a girare intorno alla sedia dov’ero seduta, a toccarmi i capelli e i vestiti, come se stesse cercando di stabilire il mio valore. Poi fece un cenno di assenso verso uno dei dirigenti nella stanza e se ne andò. Fu un incontro molto strano. Non avevo idea di cosa pensasse di me fino a un paio di giorni dopo, quando il mio agente mi chiamò per darmi per la bella notizia, cioè che volevano affidarmi la parte di Rose in un film chiamato Inferno.

- E’ risaputo che non sempre i rapporti di Argento con gli attori dei suoi film sono stati idilliaci. Come furono i vostri durante la lavorazione di Inferno?
- Non ebbi veramente modo di conoscere Dario sul set di Inferno. Sembrava occupato con altri aspetti della regia e non ci siamo mai seduti davanti ad un caffè per discutere del film. Conobbi soprattutto parrucchieri, truccatori e lo staff che lavorava sul set. Erano tutti molto gentili ed affettuosi con me.

- Cosa ricordi in particolare di quel periodo della tua carriera?
- Era un momento particolarmente felice della mia vita. Lavoravo con un regista rispettato in tutto il mondo per la sua abilità artistica. Era già molto noto in America per essere un regista audace ed innovativo. Vivevo a Roma, una delle città che amo di più al mondo ed ero innamorata di un italiano che con me era meraviglioso. Cosa avrei potuto chiedere di più?

- Girasti solo a New York o anche a Roma?
- Passammo due settimane a New York per girare delle scene al Central Park, ma la maggior parte delle riprese furono effettuate a Roma ed io ne ero molto felice. Adoro Roma e lì ho molti amici.

- Risultò complicato girare le sequenze in cui ti immergevi nell’acqua di un pozzo alla ricerca della “seconda chiave”?
- No, per niente. Infatti ci fu un’ondata di caldo a Roma mentre giravamo le scene sott’acqua, quindi ero molto felice di poter passare le mie giornate lavorando nell’acqua fresca. Sono sempre stata molto brava a nuotare e in quei giorni che trascorrevo nella vasca piena d’acqua immaginavo di essere una sirena. È stata la parte più interessante e divertente delle riprese del film.

- Dopo aver girato il film sei sparita per un po’ di tempo. Qualcuno ti dava addirittura per... morta, traendo questa conclusione dal tuo cagionevole stato di salute durante le riprese del film.
- Stavo benissimo durante le riprese di Inferno. Circa un mese prima di incontrare Dario e di firmare il mio contratto per il film, ebbi una breve influenza con febbre molto alta. Quando cominciai a lavorare sul set a Roma, improvvisamente cominciai a perdere i capelli. Ero terrorizzata! Mi svegliavo la mattina e trovavo ciocche di capelli sul cuscino. Scoprii in seguito che il mio organismo aveva subito uno shock a causa della febbre.

Argento cosa ne pensava?
La tragedia fu che Dario credette che io fossi affetta da una malattia terminale e che l’avessi deliberatamente tenuta nascosta. Però non venne mai a parlare con me o a chiedermi il motivo della caduta dei capelli, quindi io a mia volta non sapevo che lui si fosse fatto un’idea sbagliata e non capivo perché mi evitasse e sembrasse arrabbiato. Fu molto difficile perché era alquanto ovvio, anche da lontano, che Dario fosse una persona gentile ed io volevo veramente lavorare con lui ed aiutarlo a realizzare il suo progetto. Eravamo entrambi troppo timidi per fare l’uno un passo verso l’altra. Ironia della sorte, poco dopo la fine delle riprese di Inferno, i miei capelli cominciarono a ricrescere, più solidi e splendidi che mai.

Come fu risolta la contingente questione “capelli”?
Fu Giancarlo de Leonardis (il mio parrucchiere) a risolvere la questione “capelli”. Creò delle mollette a cui agganciare i capelli che, una volta tirate, davano un look assolutamente naturale sott’acqua. Un’invenzione brillante. I miei ricordi più cari delle riprese sono proprio legate alla compassione e alla comprensione di Giancarlo (ero molto preoccupata ed insicura per il fatto dei capelli e nervosa di come sarei apparsa sullo schermo). Non dimenticherò mai la sua gentilezza e la sua particolare attenzione ad assicurare che la mia immagine fosse bellissima.

Cosa hai fatto professionalmente dopo Inferno?
Dopo “Inferno” ho partecipato a parecchi film e trasmissioni TV e poi mi sono allontanata un po’ dal lavoro per prendermi cura di mia madre che stava morendo. Da allora, ho sviluppato io stessa dei progetti cinematografici, ho scritto, prodotto e ora mi occupo della regia. Ho appena sviluppato un film drammatico, una sorte di visione onirica, un’epopea intima sul poeta Ovidio e il suo conflitto con l’Imperatore Augusto, film che penso di girare in Italia. È curioso, non ho mai fatto questo collegamento, ma Ovidio scrisse del terrore (e del piacere) delle “Metamorfosi” e questo è esattamente ciò che Dario vuole trasmettere con “Inferno”.

L’omicidio di Rose è un dei più inquietanti e violenti della filmografia argentiana. Cosa ricordi di quei giorni sul set?
- Ricordo solo le tantissime ore di trucco e lo sciroppo appiccicoso che si usava come sangue. Non vedevo l’ora di lavarmi! Dovevamo rimanere stesi ed immobili per ore per girare la scena del taglio della testa, che scomodità! Ricordo che pensai che non avrei mai voluto “vedere” la mia testa tagliata in quel modo. Ma era interessante vedere la realizzazione sul film di tecniche e gli effetti speciali.

- Hai avuto modo di vedere gli altri due film della trilogia argentiana delle tre madri?
- Ho visto “Suspiria”. Fu molto apprezzato dal pubblico e la critica fu molto positiva. Era il periodo in cui ricevetti la parte in “Inferno”. “Suspiria” conteneva tutto l’ingegno di Dario Argento, il suo occhio per la bellezza e l’uso innovativo degli oggetti. Fu “Suspiria” ad invogliarmi a lavorare con lui in “Inferno”.

In Italia Inferno è un cult-movie ed anche la sua eroina Rose Elliot e la sua tragica morte (ad un terzo del film) hanno lasciato il segno nell’immaginario dei fans di Argento.
- Apprendendo solo ora che “Inferno” è annoverato tra i classici del genere horror ed è stata una bellissima sorpresa scoprire che un film in cui ho recitato ha ricevuto così tanti riconoscimenti nel mondo. È un privilegio aver recitato la parte di Rose Elliot e mi rammarico solo di non aver avuto modo di conoscere meglio Dario. Se non ci fosse stata tutta quell’ansia durante le riprese, sono sicura che saremmo rimasti cari amici. Dal suo lavoro emerge un uomo sensibile e con un raro talento, un animo gentile.

Quando conti di ritornare in Italia?
- Sarò in Italia le prime due settimane di settembre per il “Salento International Film Festival”. Ho scritto, prodotto e diretto un cortometraggio intitolato “Terra dell’alba”, che è stato selezionato nella categoria di miglior regista femminile. Sono molto emozionata. Amo l’Italia e gli italiani più di tutti mi fanno sentire casa. Spero un giorno di tornare a vivere lì. Chissà, magari il film su Ovidio mi darà questa opportunità. L’Italia mi manca molto.

Giovanni Aloisio

Sito ufficiale di Irene Miracle internet: www.dawnland-movie.com

 
 
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