| GIORGIO
GASLINI: “IL CINEMA? UNA GRANDE SCUOLA!”
Il nome di Giorgio
Gaslini, musicista e compositore di grande fama
internazionale, è solitamente accostato a due
indimenticabili colonne sonore, quella de La notte
dal film di Michelangelo Antonioni e Profondo
rosso dal noto thriller di Dario Argento. In realtà
pochi ricordano che Gaslini, parallelamente alla
sua intensa attività concertistica e di docente
presso il Conservatorio di S. Cecilia in Roma,
ha composto oltre una quarantina di colonne sonore
per il cinema e molte altre per la televisione
e il teatro. Un artista che, quindi, può vantare
un’articolata e intensa esperienza in questo settore
e che, proprio a tal proposito, abbiamo incontrato
e intervistato.
La sua carriera come compositore di colonne sonore,
comincia discograficamente con un celebre brano
e album, La notte, per il film di Michelangelo
Antonioni. In realtà il mio percorso artistico
da professionista è iniziato nel 1946. Il mio
primo disco è “Concerto Riff” del gennaio 1948
per l’etichetta “La Voce del Padrone” (EMI). E’
considerato il primo della storia del jazz moderno
italiano. Poi nel 1957 pubblicai per la EMI “Tempo
e Relazione”. Questo lavoro d’avanguardia è considerato
come l’inizio del jazz europeo di ricerca. Fui
invitato in America. Nello stesso momento Antonioni
lo ascoltò e mi scritturò col mio quartetto per
le riprese del film La notte e per comporre l’intera
colonna sonora che poi vinse il Nastro d’Argento.
Fra gli anni Sessanta e Settanta ha firmato altri
commenti cinematografici come un amore.
Sì, seguirono altri dischi e film. La mia colonna
del film Un amore dal romanzo di Dino Buzzati
fu premiata dalla critica come miglior disco dell’anno.
Poi vennero le colonne sonore con Dario Argento,
tra gli altri impegni artistici.
Quindi, nel ‘72, quando venne chiamato da Argento,
era già un compositore affermato e viveva un periodo
professionalmente molto intenso. Infatti. La mia
attività concertistica arrivava ad oltre 100 concerti
l’anno. Nel frattempo avevo anche la prima cattedra
di jazz al Conservatorio S. Cecilia di Roma che
mi impegnava molto. Questa fu una vera dirompente
novità della quale i mezzi d’informazione e la
televisione si impadronirono. Registrai per la
TV diverse puntate intitolate appunto “Jazz in
Conservatorio”.
Probabilmente lei
è stato uno dei primi in assoluto ad accostarsi
ad un tipo di commento sonoro meno classicheggiante
ed orchestrale, volutamente minimalista ed intimistico,
caratterizzato da forti componenti “jazz”?
In effetti già la mia colonna sonora de La notte
costituì un riferimento per la novità di essere
soltanto per un quartetto strumentale. E introdusse
uno stile più spinto e molto più calato nel profondo
delle storie e dei personaggi.
Dicevamo che il
giovane Argento, regista che già si era distinto
all’epoca per i suoi thriller molto personali,
la convocò per un progetto televisivo in quattro
puntate commissionatogli dalla RAI. Dario Argento
nel ‘72 mi chiamò per comporre le colonne sonore
dei suoi quattro telefilm La porta sul buio e
subito dopo per la colonna musicale del suo film
Le Cinque Giornate con Celentano come protagonista.
Intanto mi ero trasferito da Milano a Roma con
un contratto cinematografico con l’editore Bixio.
Commentando
la colonna sonora di quel film, Le Cinque Giornate,
che la critica e il pubblico non hanno mai particolarmente
amato, si è detto che lei “morriconeggiava” e
che il riarrangiamento di temi rossiniani e nazional-patriottici
fosse senza particolari guizzi creativi. Col tempo
film e musica sono stati giustamente rivalutati.
A distanza di più di trent’anni cosa si sente
di rispondere ai suoi detrattori dell’epoca?
La mia colonna del film Le Cinque Giornate è totalmente
calata nelle vicende e nei personaggi della storia.
Quella storia richiedeva quella musica, con buona
pace di chi disserta invece di fare.
Argento decise di
coinvolgerla per la terza volta in un suo progetto,
calandola nuovamente nelle atmosfere cupe e violente
del genere thriller con Profondo rosso. Ci furono
delle indicazioni precise del regista per orientare
le sue composizioni o lasciò il tutto alla sua
totale libera creatività? E, inoltre, conosceva
già il soggetto del film quando cominciò a comporre
la celeberrima colonna sonora?
Per Profondo rosso avevo già letto il copione
e visto le prime scene alla moviola sul set a
Torino. Tutto ciò mi bastava per capire il lavoro
creativo che dovevo svolgere. Quando Argento mi
chiamò per comporre la colonna del film, fui chiaro
in partenza. Gli dissi che potevo liberarmi dai
concerti per un solo mese e cominciai a scrivere
nella massima libertà.
La celeberrima cantilena
infantile del film “School at Night” è uno dei
brani cardine e fonte di ispirazione per una miriade
di film e colonne sonore horror uscite successivamente,
talmente penetrante e angosciante da entrare di
diritto e indelebilmente nell’immaginario di molti
di noi. Come le venne in mente?
La cantilena infantile del film ha impressionato
tutti e continua a farlo. Mi nacque di getto,
unendo vari elementi: una voce infantile, il gioco
armonico tra maggiore e minore, i timbri strumentali
chiari e acuti per dare il senso della sospensione,
dell’avvicinarsi di un incubo.
C’è una
qualche attinenza fra la figura di Markus, il
giovane professore di musica protagonista di Profondo
rosso che apre il film, non a caso, con una breve
lezione sul jazz e quella del compositore docente
di conservatorio Gaslini?
In effetti, se si osserva la prima scena del film
Profondo rosso si noterà che il protagonista,
l’attore David Hemmings, è un professore di jazz
al conservatorio che sta dirigendo un brano con
un gruppo di suoi allievi. E’ curioso rilevare
– e questo lo sanno in pochi – che questi allievi
erano proprio quelli del mio corso di jazz prestati
alla scena!
Fra lei e Argento
fu “rottura” o ci fu un naturale “passaggio” ad
altri musicisti, i Goblin e, quindi, per esigenze
di copione, ad un altro stile di musica?
Non ci fu alcuna rottura, che io sappia. Dario
Argento apprezzò in quegli anni la mia musica
e la mia professionalità. Ho un buon ricordo e
stima per lui e per tutta la sua famiglia. A un
certo punto dovetti riprendere i concerti per
rispettare i contratti. Al giovane Simonetti lasciai
delle indicazioni per i pochi brani che mancavano.
Così nacquero i Goblin che indovinarono un tema
efficace per il film, sulla falsariga di un disco
di qualche tempo prima, il famoso “Tubular Bells”
minimalista, di Mike Oldfield. Il tutto si risolse
in un grande successo.
Cosa ne pensa di
quella colonna sonora e dei Goblin che eseguirono
alcuni suoi brani?
Nella colonna sonora del film ho diretto le esecuzioni
per grande orchestra e suonato i loro brani. Un
disco serio dovrebbe riportare esattamente tutto
ciò. Comunque sia, nelle loro cose i Goblin sono
stati bravi.
In termini di diritti
d’autore Profondo rosso le avrà fruttato comunque
parecchio. Forse, e paradossalmente, proprio il
lavoro che, per una serie di ragioni, ha dovuto
“condividere” è quello che ha avuto maggiore successo
commerciale in Italia e all’estero…
Le composizioni di un autore per un film sono
amministrate dalla SIAE. Ho ricevuto e ricevo
regolarmente i diritti d’autore di tutta la mia
musica (e non di quella di altri) che è stata
utilizzata nel film Profondo rosso. Niente di
diverso da ciò che avviene per qualsiasi film.
Avrebbe
difficoltà, se le fosse richiesto, a tornare a
comporre colonne sonore cinematografiche o ritiene
questo tipo di esperienza un capitolo totalmente
chiuso e superato?
Sono molto impegnato sia nel campo della composizione
sia in quello concertistico e discografico. Ma
lascio sempre la porta aperta a nuove proposte
artisticamente entusiasmanti, cinema compreso.
Non c’è niente di chiuso o superato. Tutto scorre,
come diceva il filosofo!
Nella composizione
delle colonne sonore le è sempre stata lasciata
ampia libertà espressiva? O il regista-autore,
in qualche modo, tende a condizionare il musicista-compositore?
L’esperienza di varie decine di colonne sonore
per film mi porta a concludere che più un regista
è stato un autorevole artista tanto più mi ha
lasciato piena libertà creatrice. In genere per
me è andata così. Argento, per esempio, ha sempre
rispettato con estrema fiducia il mio lavoro per
lui.
E sempre stato soddisfatto dei risultati
ottenuti?
E comunque ritiene l’esperienza cinematografica,
per un compositore di musica, positiva?
Lavorare musicalmente per il cinema è una grande
scuola. Questa esperienza ha arricchito e fortificato
tutta la mia azione di compositore di musica autonoma.
Per gentile concessione di "colonnosonore.net"
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