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--- Animali,numeri, colori 

--- Cameo 

--- Elementi autobiografici 

--- Interviste 

--- Attore feticcio 

--- Occhi d'argento 

--- Influenze argentiane

 

ELEMENTI AUTOBIOGRAFICI

1) Alcune situazioni, in particolare quella della incomunicabilità fra i due protagonisti, Roberto e Nina , marito e moglie nel film "Quattro mosche di velluto grigio", riflettono indubbiamente il periodo di crisi che attraversava, all'epoca - siamo nel 1971 - il matrimonio di Argento. Una crisi che di lì a poco sarebbe culminata nel divorzio. In tal senso va considerata anche la scelta non casuale dei due attori che ne interpretarono i ruoli, Michael Brandon e Mimsy Farmer, la cui somiglianza fisica con Argento e la sua signora, risultava davvero impressionante. Innegabile, quindi, al di là della finzione cinematografica, la forte matrice autobiografica della storia raccontata nel film.

2) Anche la turbolenta relazione di Argento con l'attrice Marilù Tolo, conclusasi nel giro di un anno ha un suo breve, ma chiaro, riflesso nella cinematografia argentiana. Il regista, infatti ne fa indubbiamente riferimento in una scenetta comica in “Profondo rosso”, quando Gianna Brezzi scopre che Mark conserva la foto di un altra donna, presumibilmente una modella. La foto gettata nel cestito da Gianna (interpretata proprio da Daria Nicolodi, l'attrice che diventerà, nella realtà, la nuova compagna del regista) è di una sosia della Tolo.

3) Gianna Brezzi, la protagonista di Profondo Rosso è, al femminile, quello che Dario Argento era stato nel passato. Il suo fare piuttosto mascolino, il suo stesso look, la sua professione di giornalista, ne delineano un profilo simile a quello del regista, negli anni immediatamente precedenti alla sua carriera da regista.

4) Carcere e "demoni" dell'inconscio. L'esperienza in cella d’isolamento nel carcere di Regina Coeli nel 1985, rivelatasi un assurdo malinteso e che ha visto Argento e la sua ex-compagna Daria Nicolodi protagonisti,
è stata vissuta dal regista come una vera e propria traumatica “violenza”. Forse per riuscire ad esorcizzare questi drammatici momenti e ricordi della sua vita, Argento ha inserito in un film da lui prodotto (proprio in quel periodo in lavorazione), “Demoni”, diretto da Lamberto Bava, una scena particolarmente ansiogena e claustrofobica in cui la macchina da presa a spalla percorre perimetralmente i muri di una stanza chiusa, non trovando alcuna via di fuga. La sensazione netta è quella di essere in una prigione.










5) In “Tenebre” lo scrittore protagonista diventa bersaglio di una serie di minacciose telefonate da parte di uno sconosciuto che comincia a mietere vittime, esattamente come avviene nei suoi romanzi. La storia fa esplicito riferimento ad una serie di spiacevoli episodi che hanno visto Argento divenire oggetto di attenzioni telefoniche da parte di un non identificato ammiratore, che, citando alcuni suoi film, minacciava di ucciderlo.

6) Sempre nell'annus terribilis, il 1985, Argento prepara per la stagione lirica di Macerata, una versione horror del Rigoletto. Ma gli organizzatori, preoccupati delle possibili reazioni del pubblico e della critica ad una lettura così "eversiva" di un classico, fanno improvvisamente dietrofront lasciando il regista profondamente amareggiato. Il suo successivo film, “Opera”, porterà i segni di questa delusione. Il film è disseminato di continui riferimenti personali.
La soprano, per esempio, che rimprovera il regista per le sue trovate grandguignolesche e il regista teatrale che nel film dice di essere stato criticato per una versione troppo cruenta del Rigoletto. Inoltre tutta la parte finale girata nel Canton Ticino, con il regista che riprende con una macchina da presa una mosca legata ad un filo, è una evidente citazione della sua precedente esperienza in “Phenomena”.

7) Se si vuole individuare un altro personaggio in cui Argento compie una sorta di personale “transfert”, questo è certamente Rod, di “Due occhi diabolici” interpretato da Harvey Keitel . Qui ci troviamo di fronte ad un fotografo che vuole cogliere, con il suo strumento, la macchina fotografica, la realtà nei suoi aspetti più macabri. Rod che volontariamente fa partire il diabolico meccanismo della lama che attraversa il corpo della ragazza morta è l'Argento che dà motore alla macchina da presa, per cogliere il “fascino” del delitto in tutte le sue possibili espressioni.



 
 
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